Cangiano Marzia bloggerperfecto | il gallo senza le galline non può fare l'uomo | Il Cannocchiale blog
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Il gallo senza le galline non può fare l’uomo
sessualità
29 novembre 2007
Teorie omeopatiche

Grazie ad Imprecario, ho scoperto, anzi riscoperto - giacché pure un esame* ci feci sull’argomento - un’interessante teoria femminile, vogliamo dire femminista? Diciamolo pure, l’importante è non cadere nell’errore di confondere certe fanatiche sessiste con le femministe. Dicevo, “il femminismo della differenza” di questo sto parlando, una saggia corrente di pensiero che andò a mettere in discussione il postulato centrale del precedente “femminismo dell’uguaglianza”: “ obiettivo del femminismo deve essere alla fine  quello di trascendere  i concetti di “femminilità” e “donna”, in quanto costruzioni fallocentriche e trappole metafisiche: il femminile non è altro che una “palude di assurdità metafisiche” di cui è necessario disfarsi in favore di una nuova androginia. ”. Un cambio di rotta essenziale, che propone la donna nella sua diversità, “ Per il femminismo della differenza è fondamentale l’affermazione di un soggetto sessualmente differenziato. La differenza sessuale costituisce uno degli assi più importanti della soggettività e viene spesso indicata come differenza primaria sulla quale vengono poi costituite e organizzate le altre differenze e opposizioni dicotomiche che strutturano le culture. Il soggetto non è mai neutro: esso è investito dalla sessualità nella sua strutturazione profonda, è sempre un “maschile” o un “femminile”. Il pensiero e la tradizione occidentale hanno eluso il problema della differenza, presentando alla storia un soggetto che può dirsi neutro e universale proprio in virtù della dimenticanza e del sacrificio simbolico del femminile. La neutralità del soggetto si rivela così essere una scorciatoia segnata dall’esclusione e dalla subordinazione, un inganno sotto le cui spoglie si cela l’oppressione e la cancellazione - fisica e simbolica - delle donne. Tra gli obiettivi del femminismo vi  è quello di smascherare la falsità del pensiero neutro, rivelandolo come mossa ingannevole del maschile ”, una donna che forse, di fatto, non è ancora avvenuta: “ la donna, di fatto, non è mai esistita, se non nelle rappresentazioni che di lei ha dato la cultura fallologocentrica, rappresentazioni totalmente funzionali all’affermazione del potere maschile. L’immagine della donna giunta sino a noi non proviene dalle esperienze delle donne reali, dalle loro storie quotidiane, dalle loro lotte e dal loro desiderio, poiché esse non sono mai state messe nella situazione materiale per poter dar vita ad una rappresentazione autonoma e veritiera della femminilità. Metafora, specchio e proiezione del desiderio maschile, la donna è sempre stata l’oggetto del discorso dell’uomo, che ha costruito, conservato e tramandato l’immagine di un femminile al negativo, stabilito in relazione a ciò che il maschile non è, anzi, funzionale e necessario alla sua definizione; il femminile relegato nell’ombra e nel silenzio è sapientemente tenuto nell’impossibilità di costituirsi come soggetto di un discorso proprio ed autonomo.

 

*il che mi ha confermato, per l’ennesima volta, quanto poco mi resti dello studio passivo ed obbligato.


(video (alla) choc)

CI SIAMO!!! E' ARRIVATO IL NUOVO TRAILER DEL MUNACIELLO, IN ROSSO!

POLITICA
25 ottobre 2007
bene o male...
 E' la preghiera - dirà solennemente Padre Pio - questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze, che sostiene "La Casa", che conforta i sofferenti, che guarisce i malati, che santifica il lavoro, che eleva l'assistenza sanitaria, che dona forza morale e la cristiana rassegnazione alla umana sofferenza, che spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza.

Dice il Corriere che non fu per miracolo che la carne si squarciò, ma che questa fu umanamente disciolta nell’acido. Poi, dice il Corriere, che non era devozione quella che legava le fedeli al santo Pio. Un altro Corriere dice, ancora, che non si consumarono contro il demonio le infernali e quotidiane lotte per il Bene, bensì contro una personalità umana e disturbata. Dunque, questo lo dico io, l’unico miracolo fu la beatificazione dell’uomo Pio.

3 notizie 3 bastano a demolire la santità di un uomo, quanto a demolirne l’umanità stessa.  Se le notizie dovessero essere vere, anche una sola vera notizia basterebbe, dovremmo iniziare a rivalutare il potere dell’uomo sull’uomo. Se Pio santo non è stato, e dunque miracoli non ne ha potuti fare, come ha potuto guarire..? O meglio Chi ha guarito? Basta la fede in qualcosa, in qualcuno, nella vita stessa, nel Dono, e la mente, potenza ‘e ddio, fa  e disfa, guarisce e uccide. Allora è la fede, questo sentimento sì impenetrabile, a fare miracoli? O è suggestione? E la suggestione può guarire un male FISICO?

 O.t. -> se dovesse passare el Kid: è qui che devi andare.

diari di viaggio
5 ottobre 2007
2 di 2
Continuando.

Tenendovi strettamente sulla destra e proseguendo a passo lento ma deciso, potreste incappare in un edificio dalle cupe pareti. Ivi sorgeva un dì un convento, a testimonianza del quale è rimasta solo un’immagine ritraente un’improbabile monaca a sentinella delle umane vergogne. Ingannevole è l’aspetto. Fatta un’anima e coraggio e varcato il portone d’ingresso, vi troverete innanzi ad un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ominidi di varia umanità. Lunga è la foglia ma, oltrepassata quella, potreste distinguere chiaramente la sagoma di un uomo. Strane le vesti che quest’uomo indossa. Sembrerebbero di ciceroniana provenienza. Ottimo. Egli saprà raccontarvi di nuovi e vecchi eroi, dai più più, a quelli che meno si ricordano, per mancanza od ignoranza. Poco più in là, ma poco, una coppia di giovani. Lei appare gaia, lui, più uomo, appare serioso in volto e  leggero in occhio. Dal loro terrazzino, un defilippiano angoletto p’ ‘o cafè, quando il sole è tale alto da illuminare nitidamente tutto, potreste essere accecati dal rosa fresco di una casuccia dai rotondi tetti. Seppur l’aspetto suggerisce un’abitante infante, ivi non v’è infante alcuno. Ma v’è una donna. Essa saprà farvi sorridere sempre, per tutto il tempo che ivi soggiornerete.  Di poco lontano, ma abbastanza, sorge uno studiolo elegante e fiero quanto è fiero il di lui abitante, cervello attivo per quanto pigro sia il di lui proprietario. Esso v’indirizzerà verso la professione che inconsciamente sempre avete brahamato. Al di lui studiolo consegue un di lei studiolo. Lei, capelli ‘a pazza e musica nei timpani, potrà raccontarvi di inumani esperimenti e gocce di sangue, ma accompagnerà questo sgomento con l’unica musica che meglio spiega le parole. Nell’appartamento accanto due donne. Che siano madre e figlia? No, sorelle forse? O semplicemente compagne di viaggio? Si… devono essersi incontrate in uno di quei viaggi che sembra DOVER essere l’ultimo, per quanto di te gli hai concesso. L’appartamento è unico, ma le donne occupano due stanze diverse. In una, poco luminosa per quanto è l'arancione che l’avvolge, potreste soggiornarvi per ore tanta la spensieratezza che v’assale, se sarete ben disposti. Nell’altra, brillante di un blu cielo, potreste restare incantati per ore, storditi dal suono che proviene da nota alcuna, bensì ,da parole abilmente messe in rima, la rima che schiocca e al cuore rintocca.

Siamo all’uscita. Ovvio che da qui non si esce come da qualunque altro posto. Difatti, davanti al cancello, quel cancello alto e nero che lascia fuori il mondo, quello cupo, fumoso; quello spazio che sembra infinito tant’è bugiardo, davanti a quel cancello, dicevo, vi aspetta un giovane. Cappello a punte e punte culminanti in sonagli. Egli ruberà solo 40 righe al vostro tempo (nessuno se la prenda a male se costui concluderà il saluto con un sonoro peto). Dopodiché, varcato che avrete il portone, tutto ciò che avrete visto fino a quel momento vi sembrerà solo di averlo letto in un post o due.

 

Domani vò via per un po’. Vi lascio cotanti omaggi ed una musica che saprà dirvi ciò che io non potrò.

            


        
diari di viaggio
3 ottobre 2007
Fate voi! 1/
  


Se vi aggirate verso la una de la noche por certi luoghi potreste imbattervi in gaie combriccole, che cordialmente disquisiscono di tutto ciò di cui si può disquisire alla una della noche in gaie combriccole: calcio e femmine. Masculi e tavole rotonde suggeriscono fumosi scambi d’opinione. Ugualmente, in tempi e luoghi diversi, potreste imbattervi in caotiche discussioni, avvallamenti di nervi, imbarazzanti scaccofili. Femmine che rimbeccano masculi graficamente troppo severi; scaccofili che lamentano giornali troppo poco ironici; marmorei puntini sulle i. Avanzando su questa stessa strada, potreste incontrare un cinemino, ambiente familiare, anime astruse, spesse. Da lì, svoltando a destra potreste incontrare una donna che spizzica qua e la tra le pagine del suo diario e che, tra un trasloco e un altro, ne recita qualche pagina a voce alta. Solo pochi passi e vi imbattereste in un uomo che spizzica invece tra le fosche vie del suo e dell’altro essere e beve, beve 
 Jagermeister perché tali e tante sono le vie. Pochi passi ancora e arrivereste nella stanza dei giuochi. Lì ci si riunisce spesso: premio sicuro, ingresso libero e niente consumazione obbligatoria. Liberato il pensiero da inutili aggrovigliamenti, potreste recarvi nella casa di rimpetto a quella dei giuochi. Ivi dimora una Donna che saprebbe sbattervi davanti agli occhi tutto lo schifo umano. Siate cauti, misurate bene las palabras, porquè, all’occorrenza, questa Donna potrebbe anche cavarveli, gli occhi. Accanto a lei una fanciulla dipinge scure stanze dove, persi nei giochi di colori e ombre, potreste rischiare di ritrovarvi innamorati dell’amore. Da lì, percorrendo il lungo corridoio, arrivereste in un gioioso vascio tutto dipinto di rosso, ivi imparereste tutto l’Amore, ciascuno negli occhi degli dell’altro. Altri pochi passi, altro vascio. Lì dimorano due masculi da cui potreste imparare che più dell’amore può l’amicizia ( ma non vi presentate in canottiera bianca chè ve ne cacciano! ) .


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permalink | inviato da bp il 3/10/2007 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (48) | Versione per la stampa
diritti
29 settembre 2007
Bios

 Leggevo QUI, via Marcòz, un’intervista fatta ad una coppia (portatrice sana di anemia mediterranea ) che per problemi di infertilità, si era sottoposta alla procreazione medicalmente assistita. La donna rimasta incinta all’undicesima settimana di gravidanza scopre che l’embrione aveva ereditato la stessa malattia. La legge 40 non permetteva la Diagnosi Genetica di Preimpianto, ma ora pare che le cose stiano cambiando: al Vaticano l’ardua sentenza.

DIARI
20 giugno 2007
Qui qualcosa ancora non manent

uè uè uè, questo è il figlio del re!

Facilissimo far pagare con monete d’oro ogni servigio reso, già pagato con attese da bruciastomaco e continue preghiere e/o preavvisi di comparizione. E annotare questi servigi, tutti, su di un taccuino altrettanto d’oro, onde evitare ulteriori richieste che potrebbero scompensare la tabella di marcia, non così rigida, ma all’occorrenza improvvisata… che non fa una grinza. E ci si rivolta come animali quando il benedetto Super Io va a cozzare contro l’evidenza del detto e non-fatto.. della parola lasciata scivolare dalla bocca in un momento in cui si era sinceramente predisposti a dare, ma a delle condizioni cavillose che, se vengono meno mandano affanculo tutta la sincerità della predisposizione. La parola la si lascia lì a bruciare al sole, sì da poterla rinnegare qualora il non-fatto gridasse di luce accecante. È c’è pure che quando si mettono condizioni al dare, questo diventa un dare.. forse…. ma, sinceramente, più no che si. Resta di fatto solo un fatto: dico e non faccio. Ma dico e continuo a dire, con la pretesa che si dia ancora credibilità a questo dire, contraddetto costantemente dalla mancanza della sua diretta conseguenza, il fare ciò che si era detto si sarebbe fatto.

Verba voltant e ma fatti non manent.


 




permalink | inviato da bp il 20/6/2007 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
1 giugno 2007
Sociologia da coiffeur..

1993/98, anni del liceo. Degli scarni intervalli tra le lezioni ricordo frammenti veloci e banali: futili chiacchieratine tra amiche, svelte sigarette per le già fumatrici, un panino al salame ingoiato al volo, una celere pipì per le più disinibite. … E in classe…le ore di lezione erano così meste.. lente.. mai nessun friccicore, chessò…tolta qualche chiappetta maschia denudata e ricoperta in un millesimo nano, nessuna nudità che valesse la pena di immortalare almeno nella memoria … un “du palle” che non finiva più, per dirvela in du parole..! E questo perché? Perché noi, donne delle old generation, mancammo di creatività e fantasia.. noi, bigotte donne delle old generation,. non fummo  realmente padrone del nostro tempo e del nostro spazio, lo subimmo senza mai prenderne le redini.  Ringraziand’Iddio oggi le cose sono cambiate e di molto. Le new generation non hanno permesso che il tedio delle mura scolastiche prendesse il sopravvento su di loro mietendo altre mosce vittime. Le new generation, passando sui nostri cadaveri, hanno imparato ad  impiegare al meglio il tempo e lo spazio, sfruttandone anchetempi morti e gli spazi vuoti. 




Qui un ottimo Munaciello, er più della old generation!




permalink | inviato da il 1/6/2007 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa
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Nun me tuccate Napule

faciteme ‘o favore,

e nun cuntate stroppole

dicenno ca è folklore!

 

Nun tormentate Napule

cu ll’aria e chi disprezza

chi campa dint’è vicule

e ‘a vita l’apprezza!

 

Nun affliggite Napule

cantanno litanie:

morte, miseria ‘e popolo

e ciento malatie!

....

Saccio ca pure all’Estero

ce stà gente ‘int’e vasce;

perciò cagnate musica!

Jettate ‘sti grancasce!

 

C’è stato maie nu popolo,

Città, nu Continente

addò se campa facile

e nun succede niente?

 

Certo ca no! E scrivetelo!

Facite nu Cungresso!

Parlate! Cunfessatelo

ca ‘o munno è tutto ‘o stesso!

 

Progresso Tecnologico?

È certo, ce fa onore:

s’industrializza l’anema..

se meccanizza ‘o core…!

 

Però Napule… è Napule!

E ‘o Sole che è l’amante

l’asciutta tutte ‘e llacreme!

Perciò nun more…

                          …E Canta!

G.C.











Bippì on TuTubbi









 



Philip Mazzei, mica bruscolini!






 

Penziere mieje, levàteve sti panne,


stracciàtev' 'a cammisa, e ascite annuro.


Si nun tenite n'abito sicuro,


tanta vestite che n'avit' 'a fa?


 

Menàteve spugliate mmiez' 'a via,


e si facite folla, cammenate.


Si sentite strillà, nun ve fermate:


nu penziero spugliato 'a folla fa.


 

Currite ncopp' 'a cimma 'e na muntagna,


e quanno 'e piede se sò cunzumate:


un'ànema e curaggio, e ve menate...


nzerrano ll'uocchie, primm' 'e ve menà!

 

Ca ve trovano annuro? Nun fa niente.


Ce sta sempe nu tizio canusciuto,


ca nun 'o ddice... ca rimmane muto...


e ca ve veste, primm' 'e v'atterrà.

 

E. De Filippo

1948















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