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Qui qualcosa ancora non manent

uè uè uè, questo è il figlio del re!

Facilissimo far pagare con monete d’oro ogni servigio reso, già pagato con attese da bruciastomaco e continue preghiere e/o preavvisi di comparizione. E annotare questi servigi, tutti, su di un taccuino altrettanto d’oro, onde evitare ulteriori richieste che potrebbero scompensare la tabella di marcia, non così rigida, ma all’occorrenza improvvisata… che non fa una grinza. E ci si rivolta come animali quando il benedetto Super Io va a cozzare contro l’evidenza del detto e non-fatto.. della parola lasciata scivolare dalla bocca in un momento in cui si era sinceramente predisposti a dare, ma a delle condizioni cavillose che, se vengono meno mandano affanculo tutta la sincerità della predisposizione. La parola la si lascia lì a bruciare al sole, sì da poterla rinnegare qualora il non-fatto gridasse di luce accecante. È c’è pure che quando si mettono condizioni al dare, questo diventa un dare.. forse…. ma, sinceramente, più no che si. Resta di fatto solo un fatto: dico e non faccio. Ma dico e continuo a dire, con la pretesa che si dia ancora credibilità a questo dire, contraddetto costantemente dalla mancanza della sua diretta conseguenza, il fare ciò che si era detto si sarebbe fatto.

Verba voltant e ma fatti non manent.


 

Pubblicato il 20/6/2007 alle 14.29 nella rubrica Sociologia da Coiffeur.

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