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Rino Santamaria

 Siamo negli anno ’70. Rino, ancora lontano dall’ esordio, scalpita in una divisa da operaio. Scrivacchia canzoni, poesie ironicamente drammatiche, di difficile comprensione per la generazione adulta di quegli anni. “Ma che vor dì?” questa la domanda che sorge spontanea in chiunque ascolti una sua canzone.
Si esibisce per la prima volta in pubblico durante uno spettacolo di Venditti con la canzone “I love you Marianna” (che ho scoperto essere solo un gioco di parole dedicato alla marijuana e da lei ispirato). Da lì l’incontro con Vincenzo Micocci, e il suo debutto discografico. Ma una scelta gli s’impone: essere giullare o uomo impegnato. Gaetano non scelse mai, non credeva neanche ci fosse bisogno di scegliere, e andò avanti così, da giullare impregnato.. Poi i primi successi, la censura, durante uno spettacolo musicale in cui gli fu “sconsigliata” l’interpretazione di  “Nunt’aregghaepiù” che offendeva nomi troppo importanti, le tournee, e infine l’ invito a Sanremo, considerato all’epoca la mercificazione della canzone e della donna stupidina.  

Utile dirvi che l’interpretazione di Claudio Santamaria è straordinaria, fosse solo per il fatto che è la sua la voce cantante. Altro apprezzamento doveroso va al regista per come racconta il momento in cui l’artista è preso dall’ispirazione : “Nunt’aregghaepiù” ad esempio, è un reggae che nasce ascoltando il delirio di un folle di strada; “Ma il cielo è sempre più blu” prende vita in un pullman dall’ incontro con chi vive in  baracca, chi suda il salario, chi ama l'amore e i sogni di gloria, chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria…. Ovvio che in questi casi c’è del romanzo, ma è un romanzo che non dispiace affatto.

Pubblicato il 12/11/2007 alle 13.38 nella rubrica TeleCanto e TeleSuono.

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