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Teorie omeopatiche

Grazie ad Imprecario, ho scoperto, anzi riscoperto - giacché pure un esame* ci feci sull’argomento - un’interessante teoria femminile, vogliamo dire femminista? Diciamolo pure, l’importante è non cadere nell’errore di confondere certe fanatiche sessiste con le femministe. Dicevo, “il femminismo della differenza” di questo sto parlando, una saggia corrente di pensiero che andò a mettere in discussione il postulato centrale del precedente “femminismo dell’uguaglianza”: “ obiettivo del femminismo deve essere alla fine  quello di trascendere  i concetti di “femminilità” e “donna”, in quanto costruzioni fallocentriche e trappole metafisiche: il femminile non è altro che una “palude di assurdità metafisiche” di cui è necessario disfarsi in favore di una nuova androginia. ”. Un cambio di rotta essenziale, che propone la donna nella sua diversità, “ Per il femminismo della differenza è fondamentale l’affermazione di un soggetto sessualmente differenziato. La differenza sessuale costituisce uno degli assi più importanti della soggettività e viene spesso indicata come differenza primaria sulla quale vengono poi costituite e organizzate le altre differenze e opposizioni dicotomiche che strutturano le culture. Il soggetto non è mai neutro: esso è investito dalla sessualità nella sua strutturazione profonda, è sempre un “maschile” o un “femminile”. Il pensiero e la tradizione occidentale hanno eluso il problema della differenza, presentando alla storia un soggetto che può dirsi neutro e universale proprio in virtù della dimenticanza e del sacrificio simbolico del femminile. La neutralità del soggetto si rivela così essere una scorciatoia segnata dall’esclusione e dalla subordinazione, un inganno sotto le cui spoglie si cela l’oppressione e la cancellazione - fisica e simbolica - delle donne. Tra gli obiettivi del femminismo vi  è quello di smascherare la falsità del pensiero neutro, rivelandolo come mossa ingannevole del maschile ”, una donna che forse, di fatto, non è ancora avvenuta: “ la donna, di fatto, non è mai esistita, se non nelle rappresentazioni che di lei ha dato la cultura fallologocentrica, rappresentazioni totalmente funzionali all’affermazione del potere maschile. L’immagine della donna giunta sino a noi non proviene dalle esperienze delle donne reali, dalle loro storie quotidiane, dalle loro lotte e dal loro desiderio, poiché esse non sono mai state messe nella situazione materiale per poter dar vita ad una rappresentazione autonoma e veritiera della femminilità. Metafora, specchio e proiezione del desiderio maschile, la donna è sempre stata l’oggetto del discorso dell’uomo, che ha costruito, conservato e tramandato l’immagine di un femminile al negativo, stabilito in relazione a ciò che il maschile non è, anzi, funzionale e necessario alla sua definizione; il femminile relegato nell’ombra e nel silenzio è sapientemente tenuto nell’impossibilità di costituirsi come soggetto di un discorso proprio ed autonomo.

 

*il che mi ha confermato, per l’ennesima volta, quanto poco mi resti dello studio passivo ed obbligato.


(video (alla) choc)

CI SIAMO!!! E' ARRIVATO IL NUOVO TRAILER DEL MUNACIELLO, IN ROSSO!

Pubblicato il 29/11/2007 alle 11.53 nella rubrica Sociologia da Coiffeur.

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