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Domani si invecchia

Domani si invecchia.
E quant’ero piccola ieri.
E quanti ieri dovrò contare prima di rivedermi lì: una panchina e due binari; una valigia enorme e niente di utile. Un vagone boomerang.
“Lasciare il paesello per la Capitale. Troppa strada si ha da fare. E com’è dura ritornare.”
Entrare di netto in una bugia, questo mi piaceva. Mentire sapendo di mentire, questo era solo un gioco.  Ma l’aria era fresca e saporita. E quella bugia è stata una casa accogliente.
“Lasciare il paesello per la Capitale. Troppa strada si ha da fare. E com’è dura ritornare.”
Pensare al ritorno prima ancora di essere partiti, fa pensare ad una fuga. Lesta ed incosciente. Ma non c’è tormento, perché chi fugge sa che cosa cerca..!
“Lasciare il paesello per la Capitale. Troppa strada si ha da fare. E com’è dura ritornare.”
Il finestrino si affaccia su ciò che lasci, una messa in scena di alberi e case, che se solo il binario scivolasse un po’ più lento, ci potresti intravedere qualche anima in quelle case e forse ti verrebbe voglia di non partire più.
“Lasciare il paesello per la Capitale. Troppa strada si ha da fare. E com’è dura ritornare.”
Ma io partivo: incredulità per quello che lasciavo e una valigia assortita.
Partivo.  Mentivo.  No, forse tacevo.
“Lasciare il paesello per la Capitale. Troppa strada si ha da fare. E com’è dura ritornare.”



Pubblicato il 2/4/2008 alle 18.55 nella rubrica DaMestessaMedesima.

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